STORIA
Il Borgo, posto a c.ca 3 Km verso sud est da Vicopisano, si sviluppa lungo
le propaggini meridionali del Monte Pisano che lo limitano a Nord e l'Arno,
che ne segna il limite meridionale. Le prime menzioni ufficiali sono in
documenti del
X sec. Il nome tradizionalmente viene fatto derivare
da una presunta "vena" che si credeva d'oro o di qualche altro
materiale ritenuto prezioso. Nella zona sin dal medioevo ebbero possessi
molte famiglie pisane e tale abitudine si perpetuò anche nei secoli
successivi, tant'è che ancora adesso sono visibili lussuose
ville
Sette-Ottocentesche appartenute ad importanti famiglie e spesso dotate
di ampi parchi che le circondavano. Incerto è il suo ruolo nelle
guerre fra Pisa e Firenze, anche se fino all'Ottocento vi esistevano ancora
delle torri medievali, sebbene oramai abbassate e trasformate in abitazioni
civili. Risulta invece che presso San Giovanni nel 1363 si sia svolta
una battaglia tra le truppe pisane e quelle di Firenze, conosciuta nelle
fonti come Battaglia del
Bagno alla Vena.
La sua storia è sempre stata legata alla lavorazione della ceramica,
che già nel XVI sec. era ben affermata nella zona. Sicuramente
la scarsa estensione di terreno coltivabile spinse gli abitanti del
luogo a cercare altre forme di sostentamento, che furono appunto rintracciate
nella lavorazione della ceramica o "terra rossa" come
veniva chiamata nei documenti del '500, anche per differenziarla dalla
ceramica che proveniva da Montelupo, notoriamente a pasta bianca. La
tradizione si è tramandata sino a noi ed ancora oggi sono relativamente
numerose le imprese artigiane che si occupano di lavorazione della ceramica.
Altro campo di azione che vede attivi gli artigiani sangiovannesi è
la lavorazione artigianale del mobile, in analogia
con il dirimpettaio territorio di Cascina.
I MONUMENTI
L'emergenza architettonica più rilevante del paese è
costituita dalla
Pieve
di San Giovanni Evangelista, costruita a partire dal 1828 sulle
fondamenta di un precedente tempio cinquecentesco (ma la prima testimonianza
dell'edificio risale al 975). Tra le opere d'arte custodite al suo interno
spicca la
Croce
dipinta da
Enrico di Tedice nella seconda metà
del Duecento (proveniente dalla chiesa del Castellare).
Sul fianco sinistro della chiesa s'innesta l'oratorio della Compagnia
del SS. Sacramento - ora adibito a magazzino - sul cui fianco esterno
spicca un rilievo marmoreo con l'Annunciazione, datato 1639. Nelle vicinanze
della pieve è posto l'oratorio di San
Rocco che, come risulta attestato dall'iscrizione in
facciata, venne costruito nel 1635 per volontà di Tedda Cascina.
Attualmente è destinato a magazzino. Lungo le strade del paese
sono situati tre tabernacoli marmorei seicenteschi, raffiguranti la
Madonna col Bambino. Sulla piazza della Repubblica è situato
il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, di Arturo Tomagnini.
Nell'immediato circondario del paese sono situate diverse dimore
gentilizie sette-ottocentesche di notevole rilievo, tra le quali
meritano una citazione la Villa
Lupi (ora Conti), e quella Rossoni-Mastiani,
entrambe dotate di cappelle.
In alto, sulla vetta della collina che sovrasta il paese, si trova
l'oratorio di Santa
Croce in Castellare, costruito nel 1656 probabilmente sulle
fondamenta di un più antico edificio (secondo alcuni un castello),
ma completamente riedificato nel 1723 e poi ancora intorno al 1818.