Per meglio comprendere l'importante ruolo svolto da Vicopisano nel corso dei secoli, sarà utile un rapido accenno alla situazione idrografica che questa zona aveva sino alla metà del XVI sec.

Vicopisano sorgeva su un colle alla confluenza di due importanti corsi d'acqua: l'Arno, che consentiva il collegamento con Pisa ed il mare e l'Auser che metteva in comunicazione con il Lago di Sextum, e quindi con la Lucchesia.
Appare quindi più chiara la sua importanza strategica oggi difficilmente intuibile a causa dei numerosi interventi di bonifica succedutisi nei secoli. E' probabile che il colle di Vicopisano fosse già abitato in epoca etrusca, visti i recenti ritrovamenti in varie località del comune di ceramica databile a partire dal V sec. a.C.
Certo è che in epoca Alto Medievale (X sec.) nella zona vi erano proprietà dei Marchesi Obertenghi, che con tutta probabilità costruirono sul colle il Castello di Auserissola.
Il Castello offriva riparo in caso di pericolo, ma consentiva anche un più facile sviluppo dei commerci e degli scambi, per tale motivo attrasse la popolazione del borgo di Vicus (l'antico insediamento non difeso posto ai piedi del colle, nei pressi della Pieve di S.Maria), che iniziò a risiedere all'interno del Castello facilitandone in questo modo lo sviluppo. 
Quando gli Obertenghi si disfecero dei loro possessi in Toscana, Vicus Auserissola (toponimo che indica l'ormai avvenuta fusione dei due siti) venne acquisito dai Vescovi di Pisa (XI sec.).
All'autorità vescovile, che aveva ampi possedimenti nella zona, ed in particolare sulla sommità del colle, si sostituì a partire dal XIII sec. la potente Repubblica Pisana che rese Vicopisano pedina fondamentale nell'organizzazione militare del suo contado rendendolo nel 1230 sede di Capitania.
In questo periodo Vicopisano partecipò attivamente alle fortune marinare della classe dirigente pisana, venendo presto ad accogliere tra le proprie mura un ceto di ricchi mercanti che iniziò a costruire case e torri, facendo assumere a Vico l'aspetto di una vera e propria piccola città. La fine del XIII sec. segnò però l'inizio del declino di Pisa, contrastata per mare da Genova e per terra da Firenze e Lucca.
Per sopportare la pressione dei nemici Vicopisano fu ulteriormente fortificato e dotato di una Rocca (1330). Il Castello riuscì a respingere gli assalti nemici sino al 1406, anno in cui Vico, e successivamente Pisa, caddero per la prima volta in mano di Firenze.

La nuova padrona sfruttò a proprio vantaggio la buona posizione del borgo, adottando per esso una politica diversa da altri centri della zona di cui furono smantellate le difese militari; Vico invece fu rifortificato seguendo il progetto di Filippo Brunelleschi, che lasciò un'impronta indelebile nelle fortificazioni vicaresi costruendo la Rocca Nuova (1434).
Vicopisano, salvo brevi periodi (1494-1498 e 1502-1503) rimase possesso di Firenze, che ne perpetuò il ruolo amministrativo che già aveva sotto Pisa, rendendolo sede del Vicariato del Valdarno Inferiore, una suddivisione amministrativa del territorio pisano che comprendeva una zona molto vasta.
Il periodo d'oro del borgo era però inesorabilmente passato, in quanto ben presto iniziò la lenta trasformazione che ha portato Vicopisano all'aspetto attuale.
La mutata situazione politica (la formazione del Granducato di Toscana), ma soprattutto la deviazione del corso dell'Arno, portata a compimento nella seconda metà del XVI sec. con l'intento di migliorare la situazione della zona, modificò radicalmente l'ambiente, determinando la trasformazione dell'antica fortezza in centro agricolo.
 
 
IN EPOCA MEDIEVALE (X-XV SEC.)
Vicopisano, fino al 1560 circa, sorgeva su un colle alla confluenza di due importanti corsi d'acqua: l'Arno, che consentiva il collegamento con Pisa ed il mare e l'Auser (o Serezza) che metteva in comunicazione con il Lago di Bientina o di Sextum, e quindi con la Lucchesia. Appare quindi più chiara la sua importanza strategica, oggi difficilmente intuibile a causa dei numerosi interventi di bonifica succedutisi nei secoli.
È probabile che il colle di Vicopisano fosse già abitato in epoca etrusca, visti i recenti ritrovamenti in varie località del comune di ceramica databile a partire dal V sec. a.C e forse nel periodo romano dovevano esistere degli insediamenti nella pianura circostante l'Arno, probabilmente fattorie, di cui si conservano scarse tracce nei toponimi prediali (Bassiliano, Cesano).
Dell'epoca successiva al crollo dell'impero romano l'unica labile testimonianza di insediamenti può essere rintracciata nel toponimo longobardo Sala (ovverosia appezzamento di terreno) di cui si ritrova traccia nel nome medievale di Vicopisano: Auseris Sala corrottosi successivamente in Auserissola.
 
Dai primi documenti scritti (X sec.) sappiamo che nella zona vi erano proprietà dei Marchesi Obertenghi, che con tutta probabilità costruirono sul colle il Castello di Auserissola citato già a partire dal 975. Il Castello offriva riparo in caso di pericolo, ma consentiva anche un più facile sviluppo dei commerci e degli scambi, proprio per la protezione che poteva offrire in caso di attacco da parte dei nemici, per tale motivo attrasse al suo interno anche la popolazione del borgo di Vicus (l'antico insediamento non difeso posto ai piedi del colle, nei pressi della primitiva Pieve di S. Maria, di cui si ha traccia nel primo documento relativo a Vicopisano del 934), che iniziò a risiedere anche all'interno del Castello facilitandone in questo modo lo sviluppo. Quando gli Obertenghi si disfecero dei loro possessi in Toscana, Vicus Auserissola (toponimo che indica l'ormai avvenuta fusione dei due siti) venne progressivamente acquisito dai Vescovi di Pisa (XII sec.)
 
Grande importanza proveniva a Vicopisano dall'essere situato a ridosso dei due corsi d'acqua succitati, che permettevano al Castello di svolgere anche importanti funzioni economiche, vista la relativa semplicità con cui potevano essere varate barche e navigli, per cui i Vicaresi potevano commerciare a medio raggio sia con Pisa che con la Lucchesia. Attorno al XII sec. vi furono sicuramente molte famiglie (Moriconi, Moricotti, Da Vico) che, pur essendo originarie del Castello di Vico, possedevano però proprietà anche in Pisa e facevano parte anche della sua classe dirigente. In questo periodo Vicopisano partecipò attivamente alle fortune marinare della classe mercantile pisana, venendo presto ad accogliere tra le proprie mura un ceto di persone abbastanza ricche che iniziò a costruire case e torri facendo assumere a Vico l'aspetto di una vera e propria piccola città.
Testimonianza della dinamicità sociale di Vico medievale è data anche dal grande numero di chiese allora presenti nel paese, delle quali oggi si conserva solamente la Chiesa di Santa Maria (XII sec.); nel medioevo erano presenti le Chiese di: San Leonardo, di San Francesco (con convento annesso), San Simone, San Michele, Santo Stefano, la Compagnia di San Bartolomeo, il monastero femminile di Santa Maria Maddalena e due ospedali. 
 
La sostanziale unitarietà di intenti tra ceto mercantile e potere politico religioso portò grandi vantaggi a Pisa ed anche ai suoi più fedeli alleati, tra i quali Vico. Quando questa unitarietà si interruppe (a partire dal XIII sec.) all'autorità vescovile, che aveva ampi possedimenti nella zona, ed in particolare sulla sommità del colle, si sostituì la potente Repubblica Pisana che rese Vicopisano pedina fondamentale nell'organizzazione militare del suo contado; nel 1230 è infatti citato come sede di Capitania, ovversia una delle circoscrizioni militari in cui era suddiviso il Contado pisano.
 
Inoltre Vico era uno dei pochi castelli ad avere, sin dall'inizio del XIII sec., la possibilità di redigere ed osservare statuti propri differenti da quelli pisani, che erano vigenti nella maggior parte dei centri abitati dello Stato; questo fatto era sinomino di una certa indipendenza, legata sicuramente all'importanza economico militare del castello
 
La fine del XIII sec. segnò però l'inizio del declino di Pisa, contrastata per mare da Genova e per terra da Firenze e Lucca. Gli eventi bellici che in quegli anni imperversarono in tutta la zona portarono sicuramente ad un blocco delle attività commerciali, con conseguenti danni economici che si tradussero in una minore attività edilizia (non a caso la maggior parte delle torri e palazzi ancora presenti a Vicopisano sono databili al XII-XII sec., mentra al XIV sec. si attribuiscono la maggior parte delle sopraelevazioni e dei rifacimenti). Per sopportare la pressione dei nemici Vicopisano, già avvantaggiato dalla facilità con cui poteva essere difeso (era infatti circondato da fiumi che ne alimentavano i fossati e rendevano assai difficoltoso l'assedio ai nemici) fu ulteriormente fortificato e dotato di una Rocca (1330). 
Il Castello riuscì a respingere gli assalti nemici sino al 1406, anno in cui Vico, e successivamente Pisa, caddero per la prima volta in mano di Firenze.
 
La nuova padrona sfruttò a proprio vantaggio la buona posizione del borgo, adottando per esso una politica diversa da altri centri della zona di cui furono smantellate le difese militari; Vico invece fu rifortificata seguendo il progetto di Filippo Brunelleschi, che lasciò un'impronta indelebile nelle fortificazioni vicaresi costruendo la Rocca Nuova (1434-1438). Vicopisano, salvo breve periodi (1494-1498 e 1502) rimase possesso di Firenze, che ne perpetuò il ruolo amministrativo che già aveva sotto Pisa, rendendola sede del Vicariato del Valdiserchio e del Valdarno Inferiore.
 
IN EPOCA MODERNA (XVI-XVIII SEC.)
Gli inizi dell'età Moderna vedono Vicopisano oramai saldamente in mano a Firenze. Col 1509 si esaurisce la ribellione pisana, che aveva tenuto impegnata la Repubblica Fiorentina sin dal 1494, e da questo periodo in poi l'antica Repubblica Marinara entrerà a far parte a pieno titolo della Toscana Medicea. Dopo un breve periodo di rivolgimenti politici coincidenti con la discesa in Italia dei Lanzichenecchi al soldo dell'imperatore Carlo V, col 1530 a Firenze si afferma la dinastia medicea, che con Cosimo I pone grande attenzione alla ricostruzione di Pisa e del suo contado, devastati da un secolo e mezzo di guerre. In quest'ottica vanno letti gli interventi che a partire dal 1560 si susseguono nella nostra zona tutti volti a migliorare la situazione idrogeografica tra Bientina e Vicopisano. Nel 1560 si pone mano alla deviazione dell'Arno dalle mura di Vicopisano e Bientina (con il nuovo corso rettilineo da Montecchio a San Giovanni alla Vena) e contemporaneamente si scava la Serezza Nuova, che contribuiva a far defluire le acque dal Lago di Bientina all'Arno. Nel 1655 fu nuovamente escavato il vecchio tracciato della Serezzina, che assunse anch'essa il nome di Serezza Nuova, ed infine nel 1755 si pose mano ai lavori del Canale Imperiale, che sostituì il vecchio tracciato della Serezza escavato nel 1560. Alla confluenza del Canale con l'Arno furono costruite le imponente Cateratte Ximeniane, opera dell'ingegnere Leonardo Ximenes, che ancora adesso possono essere ammirate in località Riparotti
Il Vicariato di Vicopisano, detto originariamente «Vicariato delle valli dell'Arno e del Serchio» aveva il suo centro in Vicopisano che perciò era la sede della corte e del Vicario. La sua giurisdizione si estendeva su tutto il territorio compreso tra la riva destra dell'Arno e il confine dello stato di Lucca, più una larga striscia del territorio sulla riva sinistra dell'Arno a partire da Pontedera e suoi dintorni fino alle porte di Pisa. I comuni o comunità che facevano parte del Vicariato di Vicopisano erano raggruppati in 3 podesterie che prendevano nome dal centro più importante. Esse erano: Vicopisano, Cascina-Pontedera e Ripafratta. Tuttavia i Comuni di Buti e di Bientina, che appartenevano giuridicamente alla podesteria di Vicopisano, godevano di particolari privilegi e autonomie, che gli derivavano dai diversi modi in cui erano entrati a far parte del Dominio Fiorentino. Tra le podesterie dipendenti da Vicopisano, « anomala » fu quella di Cascina, in quanto comprendeva anche Pontedera con cui condivise il podestà, almeno fino al 1772, quando fu promossa a Vicariato.
 
Dal punto di vista sociale dobbiamo dire che la situazione politica, oramai più tranquilla e non più costellata da guerre, contribuì a far sviluppare varie attività artigianali, che sicuramente avevano contraddistinto la zona anche nei secoli precedenti e che ne caratterizzeranno anche le produzioni successive. L'agricoltura era l'attività che maggiormente interessava la popolazione, inoltre soprattutto nel XVI sec., in tutta la zona si rileva una notevole produzione di seta, che doveva servire per le produzioni manifatturiere fiorentine, mentre i paesi che sorgevano lungo l'Arno si dedicavano ai trasporti fluviali mediante i Navicelli. Oltre a queste attività generalizzate si assiste ad alcune specializzazioni produttive: mentre San Giovanni alla Vena è già caratterizzata da una attività ceramica, ad Uliveto si registrano attività di estrazione di calcare per farne calcina. Buti (che sino ad oltre la metà dell'Ottocento farà parte del Comune di Vicopisano) era caratterizzato dalla produzione di Olio, ma era già noto per l'attività di lavorazione delle ceste di castagno. Vicopisano, perso il suo ruolo di avamposto militare ed economico di Pisa, ripiega sull'attività agricola e mantiene una certa importanza come centro politico locale, grazie alla presenza del Vicario, del Cancellierie, del Tribunale e delle Carceri Vicariali.
 
Più in generale nel periodo fra XVI e XVII secolo si assiste ad una sorta di riconversione economica in tutta la Toscana: vengono infatte abbandonate le tradizionali attività mercantili, che avevano reso Firenze ricca e potente, a vantaggio delle attività agricole legate allo sfruttamento estensivo degli appezzamenti di terra. Proprio il territorio pisano ed anche la nostra zona viene interessata da forti acquisti di terreno da parte della classe dirigente fiorentina, a cui si affianca a partire dalla metà del '500 la nobiltà pisana. Tra i numerosi possidenti sono da enumerare i Medici, che sino alla metà del '700 avranno la gestione diretta della Fattoria di Vicopisano.
 
Il prevalere degli interessi agricoli su quelli commerciali e marcantili rese la nostra zona assai importante, proprio per la notevole estensione delle pianure, associata alla forte presenza di vie d'acqua che rendevano assai semplice il trasporto fluviale delle merci. Ad esempio nel 1631, durante l'epidemia di peste che stava imperversando in Italia, Firenze fu dichiarata in quarantena e tutte le attività commerciali furono bloccate, ma il rifornimento alla città del grano (proveniente da Livorno) , fu assicurato proprio dai navicellai del nostro vicariato, proprio per la loro vicinanza al porto labronico e per la loro dimestichezza con i trasporti fluviali. 
E' comunque da rilevare che la zona, oramai periferica, per tutto il periodo moderno non registra avvenimenti di una qualche rilevanza, eccettuati quelli che possono essere registrati per molte altre comunità toscane (carestie durante il XVII sec., peste del 1630-1633, ecc.).
 
Con il passaggio del Granducato di Toscana in mano ai Lorena (1737) comincia una stagione di cambiamenti, specialmente sotto la spinta riformatrice ed "illuminata" di Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena (1765-1789), che coinvolgerà anche le piccole comunità periferiche come Vicopisano. 
A livello amministrativo con il 1776 si assiste ad una cambiamento radicale, per cui tutte le piccole Comunità locali che sino ad allora avevano avuto i loro consigli e si erano autogovernate, vengono riunite sotto la Comunità di Vicopisano e governate da un unico Consiglio; questo atto rappresenta la nascita del Comune così come le intendiamo oggi, mentre parallelamente si limitano i poteri del Vicario, nel tentativo di razionalizzare le forme di governo locale con la creazione di un ceto dirigenziale più al passo coi tempi. Sempre grazie alla mentalità illuministica e fortemente in anticipo sui tempi del Granduca Pietro Leopoldo, nel 1786 viene abolita in toscana la pena di morte (30 Novembre), e proprio in seguito a tale editto il 22 Febbraio 1787 anche a Vicopisano vengono demolite le forche e gli strumenti di tortura, che sino ad allora avevano fatto mostra di se all'ingresso del paese, all'inizio della salita in Loc. Via Crucis.
A livello economico viene avviata la stagione delle allivellazioni, mediante le quali i grandi patrimoni terrieri ed immobiliari accumulati dalla nobiltà e dagli enti ecclesiastici, specialmente questi ultimi intoccabili e protetti da fedecommessi e manomorte, vengono vendute nel tentativo, raggiunto parzialmente, di creare un ceto di piccoli proprietari terrieri ed un benessere più diffuso e meno concentrato nelle mani dei grandi proprietari. In seguito a tale processo anche il patrimonio della Fattoria Granducale di Vicopisano viene smembrato ed affidato mediante livello (contratto di affitto prolungato nel tempo) a più proprietari.
Assai importante per Vicopisano è la soppressione del Convento dei Francescani (1782), per cui la chiesa (che venne distrutta e sostituita da una villa nel 1838), il convento e la Rocca entrano in possesso di privati, nonostante il tentativo della Comunità di acquistarli.
 
Con il 1799 anche la Toscana viene conquistata militarmente dall'esercito napoleonico, comincià così anche per il nostro territorio un periodo contrastato, fatto di ombre e di luci, in cui si alternano notevoli cambiamenti in positivo (come la creazione di una vera categoria di professionisti dell'amministrazione, le vaccinazioni obbligatorie contro il vaiolo, lo sfruttamento razionale delle colture) ed altri assai meno positivi come la forte tassazione a cui furono sottoposte le popolazioni per sostenere le guerre, o la forte dipendenza economica della Toscana dalla Francia. Le popolazioni sopportarono l'avvento del nuovo padrone con la consueta rassegnazione, mentre la parte più avanzata della società vicarese fu ben felice dell'arrivo delle truppe Napoleoniche (fu eretto l'albero della libertà nella Piazza di Vicopisano) spinto dalle speranza di cambiamento legato alle idee della Rivoluzione Francese. L'unico episodio di un certo rilievo è legato ad un furto di una notevole quantità di grano a Caprona, a cui seguì una rappresaglia delle Truppe francesi, con l'arresto di numerosi abitanti tra i quali anche il pievano del luogo. Ben presto agli entusiasmi iniziali subentrò un malcontento (legato soprattutto all'eccessiva tassazione a cui accennavamo) ma non si registrarono mai più episodi di manifesta ostilità al governo francese.
 
IN EPOCA CONTEMPORANEA (XIX-XX SEC.)
Dopo la fine del breve periodo napoleonico (1799-1815) sul trono di Toscana ritornarono i Granduchi di Lorena che, seppure in forma ridotta, continuarono la stagione di riforme iniziata dal loro avo Pietro Leopoldo. La differenza sostanziale rispetto alle riforme tardosettecentesche fu che per tutta la prima metà dell'800 fu la Società in rapido cambiamento a richiederle con urgenza, e non fu più l'azione di una classe dirigente in netto anticipo sui tempi a proporle, per cui spesso i Granduchi si trovarono in difficoltà a soddisfare le popolazioni sempre più coscienti della necessità di cambiamento. Non è poi da dimenticare che l'azione del Governo toscano fu avversata dalla crescente idea di un Italia unita, che si concretizzò con i moti del 1848. che portarono addirittura all'allontanamento del Granduca Leopoldo II da Firenze.
 
E' comunque in questo periodo che si consuma la modifica totale del sistema amministrativo Toscano, con la definitiva scomparsa del Vicariato di Vicopisano(1848) sostituito dalla Pretura Circondariale (rimarrà attiva sino al 1923) che aveva competenze per reati minori rispetto a quelli del Tribunale Vicariale. Anche nella Società si riscontrano segnali di cambiamento, denotati da una maggiore diversificazione delle attività per cui accanto alla tradizionale agricoltura, che rimane comunque il settore trainante, cominciano a fare la prima timida comparsa alcune attività legate alla manifatture specializzate, come quella della ceramica nei centri di San Giovanni e Lugnano mentre a Uliveto e a Caprona è l'attività estrattiva legata alla presenza del calcare a costituire la fonte principale di reddito degli abitanti. Vicopisano invece non presenta alcun segno di cambiamento, rimanendo legato alle tradizionali attività agricole. Più in generale nella prima metà del secolo si assiste al tramonto dei trasporti fluviali, insidiati dalla migliore viabilità che viene realizzata in quegli anni e soprattutto dalla Ferrovia Leopolda, che attraversò il nostro territorio a partire dal 1847.
 
Proprio in questo periodo ha definitivamente termine l'opera di bonifica del territorio con il prosciugamento del Padule di Bientina ottenuto mediante la realizzazione della Botte (progettata da Alessandro Manetti e terminata nel 1859), ovverosia il sottopassaggio mediante galleria tra Canale Emissario e Arno. 
Come già accennato nel 1923, con la definitiva abolizione della Pretura Circondariale, viene a cessare l'ultimo ruolo di una certa rilevanza rivestito dal paese di Vicopisano. La Seconda Guerra Mondiale ha fortunatamente risparmiato il centro storico di Vicopisano, le cui torri, diversamente da altre della zona (ad esempio il campanile medioevale della Chiesa di S. Jacopo in Lupeta di cui furono distrutti con le mine due piani), non sono state toccate dai tedeschi in ritirata. Anche i bombardamenti dell'estate del '44 non hanno fortunatamente colpito nessun edificio storico, mentre nella località di Riparotti le bombe americane uccisero diverse persone. Purtroppo si segnalano anche in zona alcune uccisoni di civili per rappresaglia, avvenute nelle ultime concitate fasi della Guerra.
 
VICOPISANO OGGI
E così, dopo un cammino lungo più di mille anni, siamo arrivati a parlare della Vicopisano attuale. Indubbiamente (e fortunatamente) sono stati mille anni di storia che hanno lasciato i loro importanti segni su tutto il territorio comunale. A partire dal capoluogo, in cui si concentra la maggior parte dei beni culturali, con le straordinarie testimonianze dell'edilizia civile medievale, di cui qui diamo il solo elenco (ma che già da solo dà l'ordine di grandezza delle potenzialità di Vico): la Rocca del Brunelleschi, il Palazzo Pretorio, le Torri (dell'orologio, delle 4 Porte, dei Seretti, dei Malanima, le due Torri Gemelle, di Pietraia), le Case Torri, le Mura e la Chiesa di S. Maria unico edificio religioso rimasto tra quelli che numerosi vi sorgevano nel Medioevo. 
Ma, al di là delle singolarità, ciò che colpisce è la straordinaria unitarietà offerta dal tessuto urbano, dove (a parte qualche errore più recente) queste opere d'arte, già singolarmente meritevoli di attenzione, sono inserite con armonia ed intervallate da vicoli, stradine, chiassi ed edifici che sono sì segni minori del passato, ma che contribuiscono con pari forza a connotare questo straordinario centro storico. 
Oltre alla presenza di questo notevole tessuto urbano, a cui va aggiunto lo splendido Borgo (un tempo fattoria) di Noce, non dobbiamo dimenticare che il Comune di Vicopisano si sviluppa lungo le prime propaggini del Monte Pisano, di cui viene a costituire una vera e propria porta di accesso: dal suo territorio si accede ad una serie di ambienti naturali eccezionalmente diversi tra loro: dai boschi che si sviluppano ai confini con Buti sino alle pietraie calcaree di Uliveto Terme e Caprona, con le loro cave abbandonate che hanno messo a nudo il cuore del monte e che adesso offrono uno spettacolo grandioso (provate a soffermarvici durante il tramonto...). Sempre ad Uliveto Terme si trovano tutta una serie di grotte scavate dall'acqua nelle rocce calcaree, di incomparabile bellezza e costellate dalla macchia mediterranea.
 
E' comunque dal dopoguerra che le tradizionali attività artigianali, da secoli presenti nel nostro territorio, hanno assunto una preminenza sull'agricoltura, in linea con quanto avvenuto un pò in tutta Italia. Si sono quindi create delle zone industriali e produttive distribuite su tutto il territorio comunale. 
A San Giovanni alla Vena, centro produttivo famoso per i mobilifici artigiani e per le ceramiche artistiche, si trova il Monte Castellare, antico fortilizio etrusco poi castello nel medievo, attualmente caratterizzato dal caratteristico Chiesino meta di tradizionali scampagnate e della Festa del Castellare, tanto cara ai sangiovannesi. 
A Uliveto Terme con la fine degli anni '70 è terminata la massiccia attività estrattiva che per secoli ne aveva caratterizzato l'attività, ma dagli anni '80 si sta sempre più sviluppando l'attività termale, per ora limitata quasi esclusivamente all'imbottigliamento della famosa acqua, ma che in un futuro non lontano è auspicabile si espanda anche verso l'attività termale vera e propria, vista la presenza di un bellissimo Parco Termale, dotato di strutture sportive e di relax di prim'ordine.