Il Palazzo Pretorio di Vicopisano è stato, fin dal primissimo Quattrocento, luogo di amministrazione della giustizia e di carcerazione. Durante questo periodo le sue mura sono state le protagonista di una storia muta, a cui nessuno prestava ascolto, ma che era fatta di rabbia e delusione, di speranze tradite e di propositi di vendetta, una storia che vedeva come protagonisti uomini sconfitti, seppur temporaneamente, ma che affidavano alle pareti delle carceri i loro pensieri, le loro emozioni e la loro voglia di rivincita.
Queste scritte sono le protagoniste di un percorso umano che, un tempo segno di sconfitta, è adesso una testimonianza preziosa della voglia che l'uomo ha di sopravvivere alle proprie temporanee sventure.
Sulle pareti delle carceri sono rimaste le testimonianze dei prigionieri che nel corso dei secoli vi hanno soggiornato: nomi e calendari, proclami di fede politica, avvisi per gli altri carcerati, richieste di aiuto e appelli a quelli che escono, si susseguono e si sovrappongono sui muri e gli intonaci delle celle. Come le antiche pergamene, che venivano grattate per essere riutilizzate, le pareti delle carceri di Vicopisano nel corso dei secoli sono state più volte intonacate e ridipinte per cancellare i messaggi dei prigionieri, cosicché, oggi, scritte antiche affiorano sotto quelle più recenti, creando una suggestiva stratificazione documentaria, un collage di parole e disegni tracciati con la povere rossa dei mattoni, con il fumo delle candele, graffiti con chiodi sui pavimenti e nell'intonaco, e che narrano della condizione dei carcerati, delle loro idee, della rabbia che hanno verso le istituzioni e ci rivelano sentimenti vivi e voglia di libertà. 
Soprattutto le celle delle Carceri Segrete, poste al piano superiore del palazzo, hanno le pareti ricoperte dalle tracce lasciate dagli anarchici e comunisti arrestati nel periodo che va dai primi anni del secolo al ventennio fascista.
 
Sono i "ribelli" della zona, preventivamente fermati in specifiche occasioni per motivi di pubblica sicurezza; sono i perseguitati politici, gli oppositori al regime fascista che transitano nelle carceri di Vicopisano e che si ritrovano assieme ai prigionieri comuni. 
Nelle loro scritte i nomi di personaggi famosi: Lenin, Malatesta, Pietro Gori, Caserio, più famosi sì, ma uniti a loro dalla medesima sorte, un modo forse per sentirsi meno soli in una lotta che si sapeva impari. E poi i nomi dei nemici: fossero essi Mussolini o la Regina Elena, i giudici "che fanno farsi verbali ed arrestano abbusivamente" o i pescecani, scrivendoli su un muro si additavano come avversari e forse ci si sentiva più forti, ed in un certo senso si rinchiudevano anch'essi nel limitato universo delle carceri.
 
Ed ancora le scansioni del tempo che non passava mai: dalle semplici stanghette che venivano tracciate tutti i giorni, sino ad arrivare ai conti maniacali con cui si arrivava a calcolare i mesi che, mediante calcoli infiniti, divenivano giorni e poi ore e minuti, un metodo che misurava con i numeri, quindi in maniera oggettiva, l'enormità del proprio patimento, una misura dell'ingiustizia subita, che forse costituiva anche una fonte di orgogliosa consapevolezza. Consapevolezza che spesso si traduceva in scritte in cui ci si riconosceva oramai come classe, e le "vaghe idee di socialismo" cominciavano a prendere forma, così che anche un semplice "sempre noi" cominciava ad assumere i contorni di una coscienza che era già di per se emancipazione e riscatto. E allora su queste pareti gli ingenui disegni che rappresentano l'anarchico con la bomba dalla miccia accesa oppure un festone sormontato dalla falce e il martello, si caricano di significati che vanno ben oltre la sventura del singolo che li tracciò, e giungono ad assumere una valenza di "monumento" alla sofferenza umana; ma anche più concretamente sono la testimonianza di un periodo storico molto vicino a noi, in cui la repressione della polizia, attuata mediante lo strumento della carcerazione, era l'ordinario linguaggio di oppressione che si opponeva alle idee di libertà di pensiero, parola e associazione.
 
 
In allegato la pubblicazione 'Parole Progioniere: scritte, parole e segni dalle carceri di Vicopisano', a cura di Filippo Mori e Carlo Ghilli, stampata dal Comune di Vicopisano in occasione della Festa della Toscana 2001