L’ANTICO “ORIUOLO” DI VICOPISANO
di RENZO GIORGETTI
Anticamente non esistevano gli orologi da polso e quelli da tasca erano
abbastanza rari e rappresentavano spesso un lusso riservato a pochi.
La vita di Vico Auserissola (poi chiamata Vicopisano), come quella di
ogni altro borgo della Toscana,era allora regolata esattamente dai rintocchi
della campana dell’orologio pubblico,collocato sopra la torre
civica. Oggi il sole del pomeriggio illumina invano il quadrante variopinto
sopra la facciata della snella e quadrata torre trecentesca di Vico.
Nessuno ormai si volta a guardare la lancetta di lamiera o presta un
ascolto sbadato ai rintocchi della campana. Ancora maggiore disinteresse
lo possiamo immaginare nei confronti dell’antico congegno meccanico
nascosto entro la cima della torre,che forse pochissimi abitanti hanno
avuto l’occasione di vedere.
L’orologio di Vico era di competenza del Vicariato. La documentazione
del Vicariato più antica risulta oggi dispersa e pertanto non
è stato possibile trovare le origini del primo orologio collocato
sopra la torre probabilmente verso la fine del XV secolo o nei primi
anni del Cinquecento.
La prima notizia che abbiamo della sua presenza,riguarda due stanziamenti
del Vicariato dei mesi di maggio e luglio 1562, per complessivi 12 scudi,
finalizzati ad un restauro di un congegno preesistente. 1
Nel settembre 1572 il Vicariato dovette ancora intervenire con uno stanziamento
di 10 scudi per una nuova riparazione al congegno meccanico . 2
Sei anni più tardi furono spese ancora 33 lire “ per acconcimi
dell’horiuolo “ 3
Nel maggio 1583 il Vicariato stanziò 10 scudi per un altro restauro.
4
Anche nella prima metà del Seicento il meccanismo fu oggetto
di frequenti lavori di riparazione. Nel 1607 furono spese 28 lire ;
nel 1611 vennero stanziati 10 scudi al maestro Antonio di Santi di Fabiano,
artigiano di Vicopisano ; nel 1626 troviamo quindi l’orologiaro
Luca di Pellegrino Rossi di Pontedera “maestro d’orioli”,che
chiese un compenso di 146 lire. 5
Nel giugno 1631 furono stanziate 35 lire “per accomodare l’ingegni
dell’oriolo” ; due anni più tardi altre 147 lire
per riparare la ruota maggiore che aveva i denti consumati e “rifare
certi ingegni”. Con l’occasione venne sostituito e ridipinto
il quadrante esterno all’esterno della torre. 6
Il congegno venne riparato quindi negli anni 1636,1637,1640 e 1645 da
anonimi artigiani.; nel dicembre 1649 venne chiamato un certo Orazio
Mattei che chiese 28 lire per un restauro. 7
Nel 1668 furono spesi 5 scudi per accomodare la “ ruota Santa
Caterina” così detta in quanto fornita di denti a sega
che ricordavano lo strumento di tortura utilizzato per il martirio della
Santa. 8
Nella seduta dei rappresentanti del Vicariato del 29 dicembre 1671 fu
esaminata una relazione di restauro presentata dall’orologiaro
Francesco Cardarelli,abitante a Cascina,che prevedeva i seguenti lavori:”
rifare la ruota serpentina,l’albero del tempo,il braccialetto
della ruota seconda,il fuso e la ventarola con il suo rocchetto,rifare
i denti della ruota piccola del suono e più la ruota che scompartisce
l’hore”, con una spesa di 11 scudi. 9
Per motivi di convenienza poi il lavoro venne poi affidato all’orologiaro
Ulivo Rossi di Pontedera per una somma assai inferiore,cioè per
6 scudi. 10
Lo stesso Ulivo Rossi,venne chiamato anche nel 1675 per un nuovo restauro
compiuto insieme ad un certo Pietro Paolo Baroni con un compenso globale
di 60 lire. 11
Anche nel 1683 Ulivo Rossi fu incaricato di aggiustare il congegno ricevendo
un compenso di 12 scudi per la sostituzione di una ruota e di un rocchetto.
12
Nel 1691 l’orologio era nuovamente guasto e venne fatto visitare
dal fabbro Ippolito Rosaspina e dal frate Andrea Celli,esperto restauratore.
13
A causa della mancanza dei libri di saldi di quel periodo non è
stato possibile verificare se poi il lavoro fu eseguito e a quale dei
due periti venne affidato. Ritengo molto probabile che il restauro sia
stato eseguito dal Celli, che nello stesso anno interveniva sull’orologio
di Buti. Fu quasi sicuramente in quella occasione che al congegno venne
applicato il pendolo,per conferire maggiore precisione allo scappamento,secondo
le evoluzioni tecniche derivate dalle scoperte Galileiane.
Nel 1697 furono pagati due scudi al fabbro Dario Rosaspina per “alzare
di sotto e di sopra il tempo”. 14
Negli anni 1705 e 1707 vennero stanziati 6 scudi per riparare ancora
il congegno. 15
Per il periodo successivo al 1710 e fino al 1727, mancano le deliberazioni
ed i saldi del Vicariato. Probabilmente fu proprio in questo periodo
non documentato che avvenne la sostituzione dell’antico congegno
cinquecentesco con quello attualmente esistente nella torre,che appare
di fattura settecentesca.
Nel 1729 fu stanziata la somma di 28 lire per “rifare lo stile
dove sta il fusto del tempo,riempire d’ottone i buchi delle ruote,rifare
le mestoline del fuso del tempo “ ed altri lavori. 16
Nel 1743 furono spesi 6 scudi per sostituire il quadrante esterno di
intonaco sopra la torre. 17
Verso la fine del 1749 il Granduca di Toscana diffuse un editto con
cui si ordinava la trasformazione di tutti gli orologi pubblici del
territorio con l’inserimento della suoneria alla francese, cioè
battente da 1 a 12 colpi,mentre in precedenza usava una suoneria cosidetta
“alla romana”, suonante da 1 a 6 colpi. Anche il quadrante
esterno in precedenza aveva quindi disegnate soltanto sei ore indicate
da sei cifre romane, e doveva essere quindi modificato.
Anche i rappresentanti del Vicariato di Vipopisano,soggetto alla giurisdizione
fiorentina,dovettero adeguarsi all’ordinanza e nel 1750 dettero
incarico di trasformare il congegno dell’orologio “all’uso
oltramontano”, cioè alla francese. Venne dunque sostituito
il quadrante esterno con l’indicazione delle dodici cifre romane,stanziando
30 lire al pittore Giovanni Lorenzo Calistri, fu rinnovata anche la
lancetta e venne incaricato l’orologiaro Angiolo Ciulli di Certaldo
di modificare la suoneria che battesse di 12 ore in 12 ore con la replica,
cioè alla francese,con la spesa di 521 lire. 18
Con l’occasione fu necessario chiamare anche l’ingegnere
Giovanni Giorgio Kindt per l’installazione di una meridiana sopra
la torre per regolare l’orologio meccanico,secondo la nuova regolamentazione.
Nel 1752 il fabbro Luigi Barbiellini riscosse 4 scudi per “fare
il verrocchio nuovo e sua ruota e rocchetto per caricare li contrappesi”.
19
Otto anni dopo l’orologiaro Eugenio Rosaspina effettuò
una ulteriore riparazione, chiedendo un compenso di 49 lire. 20
Il fabbro Pompilio Barbiellini intervenne con alcuni lavori di aggiustatura
negli anni 1761,1769 e 1770. 21
Verso il 1774 il Vicariato venne soppresso e la gestione pubblica venne
affidata alla Nuova Comunità,appositamente istituita,che si doveva
occupare anche della manutenzione dell’orologio civico.
Nel maggio 1782 il congegno era in cattive condizioni e furono chiamati
i fratelli Eugenio e Felice Rosaspina per accomodarlo. Essi richiesero
un compenso di 104 lire,ma la Comunità ne stanziò soltanto
70. 22
Nonostante questa riparazione,l’anno seguente,l’orologio
era ancora guasto,come riferiva il caricatore. I rappresentanti della
Comunità incaricarono il provveditore di strade di valutare se
occorreva intervenire. Nel febbraio 1784 vennero stanziate 90 lire per
il restauro ma probabilmente la cosa non ebbe seguito. Nel 1786 vennero
ancora stanziate 30 lire per una riparazione ma il lavoro venne ancora
rimandato di un mese. Fu allora chiamato il fabbro Agostino Coscera
di Buti per visitare il meccanismo ed infine si decise di affidare il
restauro al maestro Bartolomeo Colombini con la spesa di 80 lire. 23
Nell’ottobre 1790 venne dato incarico all’orologiaro Francesco
Maria Tobia di sostituire il quadrante esterno rovinato dalle intemperie,con
la spesa di 6 scudi. 24
Quattro anni più tardi fu riscontrato che l’orologio era
mal funzionante e venne chiamato per una perizia il frate Serafino Marrucci,dei
minori osservanti,esperto in questo campo,ma la cosa non ebbe seguito
e non seguì alcuno stanziamento . 25
Nell’agosto 1800, il caricatore e regolatore,riferì nuovamente
che il congegno era guasto. Venne allora chiamato l’orologiaro
Michele Gori , che dopo aver visitato la macchina dell’orologio,si
offrì di ripararla con la spesa di 134 lire,impegnandosi a mantenerla
funzionante per sei anni. 26
Nel 1815 fu necessaria una ulteriore importante riparazione che richiese
una spesa di 350 lire. Il lavoro venne svolto da Angiolo Garbati,che
si incaricò di : “ rifare la rota che serve per caricare
la soneria e rocchetto nuovo,ritornire e mettere in equilibrio le rote
della soneria e del tempo,rifare tutti i rocchetti,rifare la rota cicloide
di ottone e in altra forma e lo scappamento e allungare il pendolo per
così rendere più giusto e dolce il moto dell’oriolo”
. 27
Negli anni 1830 e 1843 il congegno venne accomodato dall’orologiaro
Iacopo Tognaccini di Pisa,che aveva riparato anche l’orologio
di Buti. 28
Nel 1870 venne fatto riparare il quadrante esterno a cura della Giunta.
29
Nel novembre 1888 l’ingegnere comunale dette incarico di far aggiustare
il meccanismo,ma non sappiamo da chi venne effettuato il lavoro. 30
Nel 1903 la macchina settecentesca dell’orologio era ormai molto
guasta e rovinata dall’uso e dal tempo. Venne deciso di farla
vedere al signor Luigi Toninelli di Montescudaio per una valutazione.
L’orologiaro propose di costruire un nuovo meccanismo,considerato
anche che veniva offerta l’opportunità di finanziare l’opera
mediante una pubblica sottoscrizione e suggerì di riparare alla
meglio l’antica macchina con la spesa di 30 lire, in attesa della
sostituzione. 31
In realtà la realizzazione del nuovo orologio non ebbe seguito
e l’antico congegno settecentesco rimase sulla torre,dove si trova
tuttora,senza subire altri interventi di rilievo.
All’esterno della torre si trova il quadrante circolare di intonaco
bianco e giallo entro un pannello quadrangolare con arabeschi agli angolo
in vernice rossa. Le ore sono segnate con 12 cifre romane indicate da
una sola lancetta di lamiera sagomata.
Il telaio del tipo a castello, in ferro battuto,è composto da
4 colonne a sezione quadrata fermate alle traverse con zeppe di ferro.
Su due dei lati del telaio si trova un montante dove sono imperniati
i cilindri e le ruote. Due cilindri in asse con fusto di legno su cui
scorrono cavi metallici che sorreggono due pesi di pietra di forma sferica,caricati
a manovella. Ognuno dei cilindri mette in movimento due grandi ruote
di ferro. Scappamento a riposo,ad ancora di Graham,con ruota cicloide
di ottone. Ventola esterna verticale composta da due palette di lamiera.
Asta del pendolo di ferro e lente di lamiera ripiena di piombo. Ruota
partitora esterna di ferro con 22 tacche che regola una suoneria alla
francese suonante da 1 a 12 ore con la replica.
NOTE:
1- Archivio di Stato,Firenze, Magistrato dei Nove Conservatori della
giurisdizione e dominio fiorentino, deliberazioni n.3 (1561-1562),cc.
43 r.,66 v.
2- Ivi, deliberazioni n. 12 (1570-1571),c. 140 r.
3- Ivi, deliberazioni n.17 (1577-1578),cc. 127 r.,280 v.
4- Ivi, deliberazioni n.21 (1582-1583),c. 50 r.
5- Archivio Storico Comunale,Vicopisano,sezione preunitaria,filza n.3,partiti
del Vicariato (1598-1630),cc. 60 v.,85 r., 108 v.,110 r.
6- Ivi, filza n.4,partiti del Vicariato (1630-1669),cc. 10 r.,18 v.,20
v.,21 r.
7- Ibidem,cc. 35 r.,46 r.,56 v.,73 r.,85 r.
8- Ibidem,c.172 r.
9- Ivi, filza n.5,partiti del Vicariato (1669-1693),c. 13 v.
10- Ivi, filza n.175,saldi del Vicariato (1667-1679),c. 49 r.
11- Ibidem, c.83 r.; filza n.5,partiti del Vicariato (1669-1693),c.
27 r.
12- Ibidem, cc. 77 v.,80 r.,84 v.
13- Ibidem,cc. 140 r. e v.
14- Ivi, filza n.6,partiti del Vicariato (1693-1710),c. 48 r.; filza
n.176,saldi del Vicariato (1695-1708),c. 44 r.
15- Ivi, filza n.6,partiti del Vicariato (1693-1710),cc. 137 v., 161
v.
16- Ivi, filza n.7,partiti del Vicariato (1727-1758),c. 15 v.
17- Ibidem,c. 118 v.
18- Ibidem, cc. 150 v., 153 v.; filza n.177, saldi del Vicariato (1749-1770),c.
30 v.
19- Ibidem, c. 52 r.; filza n. 7, partiti del Vicariato (1727-1758),c.
161 v.
20- Ivi, filza n. 177, saldi del Vicariato (1749-1770),c. 126 v.
21- Ibidem, cc. 131,261,274
22- Ivi, filza n. 19,deliberazioni della Comunità (1781-1786),c.
25 r.
23- Ibidem, cc. 123 r., 129 r., 222 r., 224 v., 233 r.
24- Ivi, filza n.22, deliberazioni della Comunità (1790-1801),
c. 117 v.
25- Ibidem, c. 137 r.
26- Ibidem, c. 260 v.
27- Ivi, filza n. 188, rendiconti (1815-1817),c. 79 r.; filza n. 43,
istanze e atti magistrali (1814-1826),29 marzo 1815.
28- Ivi,filza n.27,deliberazioni del Magistrato e Consiglio (1829-1830),c.
104; filza n. 189, rendiconti (1828-1835),anno 1830; filza n. 190,rendiconti
(1836-1846),anno 1843.
29- Ivi, sezione postunitaria,deliberazioni del Consiglio (1865-1871),c.
325.
30- Ivi, deliberazioni della Giunta (1887-1891),c. 157.
31- Ivi, deliberazioni della Giunta (1902-1904),cc. 181,199.