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L'Archivio Storico
DOCUMENTI

"UNA RELAZIONE DELLA 'GRANDE INCHIESTA' LEOPOLDINA: LA MANIFATTURA DELL'OLIO A BUTI NEL 1768" di Filippo Mori

Nel 1765 il governo della Toscana venne assunto da un giovane principe (aveva 19 anni), Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena, figlio secondogenito dell'Imperatore Francesco Stefano di Lorena e di Maria Teresa d'Asburgo. Dopo un lungo periodo di Reggenza (1735-1765), in cui il Granduca Francesco Stefano aveva governato da Vienna per mezzo di intermediari, la Toscana tornava ad avere un Granduca che risiedeva stabilmente a Firenze.

A dispetto della sua giovane età il principe si mostrò subito determinato a mutare molte delle leggi e delle consuetudini che regolavano la vita dei toscani, ispirato dalla nuova filosofia illuministica che dagli inizi del XVIII sec aveva iniziato a diffondersi fra i governanti e gli intellettuali europei. Ma oltre a questa componente filosofica, Pietro Leopoldo seppe anche dare alla sua politica una buona dose di concretezza e pragmatismo tutto toscano, eredità della tradizione scientifica sperimentale galileiana, circondandosi di consiglieri e ministri toscani che di questa scuola erano propugnatori. Si apriva così per la Toscana la felice stagione delle riforme che, pur con alcune ombre, avrebbe portato la regione ad un notevole progresso civile, economico e sociale.

Il metodo di lavoro su cui si basarono le riforme leopoldine può essere riassunto nel seguente schema:

  • individuazione del problema
  • indagine conoscitiva a riguardo
  • elaborazione dei rimedi
  • applicazione delle riforme su piccola scala
  • applicazione dei correttivi del caso
  • estensione della riforma a tutto lo Stato

Applicando queste fasi il Granduca riuscì a venire incontro e molto spesso ad anticipare radicalmente, le esigenze di una società che si era evoluta rispetto al periodo tardo mediceo e che necessitava di adeguate forme di tutela giuridica del proprio sviluppo.

Fin dai primi anni del suo governo il principe fu risoluto a spazzare via tutto il sistema di impedimenti, privilegi e freni che incatenavano l'economia del suo Stato, impedendogli di espandersi e facendolo permanere ad un livello assai più basso di quanto le sue potenzialità potessero far sperare.

Uno dei nodi cruciali che si volle affrontare fu l'orientamento da dare allo Stato Toscano, nell'ambito della contrapposizione fra Fisiocrazia e Mercantilismo: si voleva che la base dell'economia fosse l'Agricoltura che con le sue leggi naturali era l'unica vera "industria" (pensiero fisiocratico) oppure era il commercio che opportunamente regolato dall'intervento dello Stato poteva portare il benessere nella nazione (pensiero mercantilistico)?
Il Granduca giunse ad una originale mediazione tra le due correnti di pensiero adottando una politica sì fisiocratica, e quindi volta all'incremento dell'agricoltura e della produzione interna ed all'introduzione del libero scambio, ma fortemente mediata dall'intervento correttivo e regolatore dello Stato, che con le sue leggi doveva eliminare gli squilibri che di volta in volta si fossero presentati ad esempio in annate di carestia o di abbondanza.

Uno dei maggiori problemi che affliggeva l'industria toscana era la presenza di dogane interne e quindi la difficoltà di circolazione delle merci all'interno dello Stato, motivo per cui ad esempio, si evitava di esportare un certo genere di merci verso Firenze in quanto era prassi consolidata di dover pagare dazio sul trasporto e sull'introduzione in città. Questo era il risultato della politica dominante della Firenze medicea, che ostacolava con procedimenti protezionistici le produzioni esterne caricandole di dazi che ne rendevano meno conveniente lo smercio sulla piazza fiorentina, mentre facilitava con bassi prezzi l'introduzione di ciò di cui la città non disponeva. In un caso o nell'altro si produceva uno squilibrio artificioso che si ripercuoteva negativamente sulla bilancia commerciale

Applicando proprio il metodo sperimentale a cui accennavamo sopra, il Granduca promosse nel 1766 un indagine conoscitiva sullo stato delle industrie toscane (o per dirla con termini di allora sulle "Arti e Manifatture") meglio conosciuta come Grande Inchiesta. Tale indagine si svolse mediante una rilevazione a tappeto effettuata attraverso le cancellerie, che a loro volta delegavano ai rappresentanti locali le risposte ai quesiti.

Nell'Archivio vicarese è conservata una di queste relazioni, quella relativa al territorio butese, in cui si percepisce assai bene quali erano le preoccupazioni che i possidenti locali esprimevano e quali i loro desideri, riassumibili nella voglia di libero scambio e di abolizione dei dazi interni per una maggiore e più facile commercializzazione del loro prodotto.

E' anche in seguito a relazioni di questo genere che il Granduca varò nel 1769 la sua prima grande riforma, quella dell'unificazione doganale dello stato toscano, che consentì al tessuto economico delle province toscana di essere integrato su una scala più vasta, con tutti i vantaggi e gli svantaggi connessi ad un mercato più ampio e meno protetto.

Dello Stato e Manifatture per l'infrascritta Potesteria e Communitá di Buti sottoposta alla Cancelleria di Vicopisano e annessa alla Giurisdizione Civile del Vicariato stesso di Vicopisano

Articolo I
Stato dell'Arte e Manifatture attualmente esistenti nella detta Comunità

Nella Soprascritta Communitá di Buti composta di circa Mille Novecento persone, sebbene vi sieno diversi artefici che impiegano la loro opera in servizio degli altri Abitanti, come sarebbero Sarti, Calzolarii, Magnanj, Fabri, Legnajuoli, etc. ciononostante non v'é alcuno di detti artefici che regolarmente parlando esiti parte dei suoi Lavori fuori dal paese, se si eccettuano alcune poche manifatture di legname sottile, che si vendono al Pontedera e Pisa ed in altri Paesi circonvicini. Questa disattenzione alle Arti e Manifatture, lontano dall'Essere un effetto di Inerzia, o di mancanza di Talento é anzi una necessaria conseguenza di quella continua, diligente attenzione, fatiga ed industria, che debbono usare nella coltivazione dei loro terreni, e singolarmente di quelli coltivati á Ulivi, dá quali tutto il Paese riconosce nella maggior parte la sua sussistenza, perché calcolando un Anno per l'altro si computa che gli sopravanzino circa 6000 barili d'olio, che si esita á Livorno, á Pisa ed in altri Paesi del Distretto Pisano.
Da quest'Arte dunque di ben coltivare gli Ulivi, e di Manipolare perfettamente l'Olio, onde questo puó paragonarsi almeno col migliore che si raccoglie in Toscana, ne deriva la Sorgente di quel denaro che si introduce in Buti dagli altri Paesi circonvicini. Il prezzo dell'Olio é variabile a proporzione della maggiore o minore quantità che se ne raccoglie, e secondo le maggiori o minori facilita di accordarne l'estrazione fuori il Gran Ducato, e regolarmente si vende in Paese per i pronti contanti a tutte spese di Conduttura e Gabella di Compratori, che lo smerciano come si é detto a Pisa, Livorno e nel Contado Pisano, ed anche fuori di Stato, quando l'estrazione é permessa.

Articolo II
Quali memorie vi siano circa lo stato delle Manifatture del Paese ne Tempi Passati insieme con i motivi del loro aumento, diminuzione o Totale estinzione.

L'Olio di Buti ha avuto sempre il credito di essere fra i migliori della Toscana, e chi possiede gli Effetti ove si raccoglie ha procurato di mantenergli una tal reputazione con far coltivare sempre e per lo più a proprio Conto e con gravi spese i Terreni Ulivati, e con insistere e star vigilante perché la Manipolazione dell'Olio sia fatta con tutta la fedeltà e diligenza. Vero é, che siccome in alcuni tempi difficilmente si poteva ottenere la permissione di estrarre l'Olio fuori il Gran Ducato, benché ve ne fosse una esuberante abbondanza, dal che ne seguiva che non poteva vendersi se non a prezzi troppo bassi, così i Possidenti si sono alcun poco trattenuti dal far quelle Coltivazioni di Ulivi, delle quali il Paese sarebbe capace, appunto perché le gravi spese che vi occorrebbero non vengon risarcite, quando la valuta dell'Olio non si sostenga in prezzi discreti e non se ne permetta con maggior facilità l'Estrazione dal Gran Ducato. La Popolazione del Paese é qualche poco aumentata nel Numero dei braccianti da circa venti anni in qua, ma le mercedi che si danno á medesimi non anno sofferta veruna variazione sensibile.

Articolo III
Se vi sia maniere di perfezionare o aumentare le manifatture attuali, mediante l'Introduzione di Nuovi Edifizi, Machine o Istrumenti o mediante l'ajuto di qualche Lume, che potesse darsi agli Artefici sopra la loro Lavorazione

La Manipolazione dell'Olio in Buti si crede ridotta ad un grado tale di bontà si che non si saprebbe per ora come poterla migliorare, ed il Commodo delle acque perenni, colle quali, non solo l'Olio si ripurga, ma serve ancora per far macinare l'Ulive senza l'opera delle Bestie, non lascia in questo genere cosa alcuna da desiderare, giacché due o tre uomini soli servono ne Frantoj per fare dodici e più Barili d'Olio il giorno

Articolo IV
Se si possa render maggior l'esito di dette Manifatture, con migliorare le Strade e facilitare i Trasporti.

Quando venisse permessa la navigazione per il Canale antico della Serezza, che da pochi anni in qua é stata proibita, non vi é dubbio che si renderebbe più agevole e di minore spesa il trasporto dell'Olio, e delle altre robe da Buti a Pisa e Livorno, e una tale facilità protrebbe accordarsi senza pericolo di alcuna Frode, perché alfine di liberarsi dal sospetto che quelli che carican l'Olio o altro sú Navicelli, non l'introduchino nello Stato Lucchese, servirebbe che restasse comminata la pena dell'Estrazione a chiunque fosse trovato có Navicelli carichi sopra il Ponte detto delle cascine verso l'Argin Grosso, che tanto basterebbe per la Comoda navigazione delle robe appartenenti a Buti. La strada poi, che conduce da Buti al detto canale della Serezza, che sarà da circa un miglio, apparterebbe alla Com.ta medesima il restaurarla, dove il bisogno lo richiede, per renderla più Comoda a Barrocci, di quello che non lo é presentemente.

Articolo V
Quali siano gli Aggravi, Proibizioni, Privative ed altri Ostacoli dependenti dalle Leggi, che si posino sopra i Fabricanti e sopra la Lavorazione, e se l'abolizione di alcuno di essi potesse portare molto vantaggio alle Arti e Manifatture

Giacché l'Olio é quasi l'unico traffico che si fa nella Potesteria, e Comunitá di Buti, così sopra questo genere conviene additare quali sono gli Aggravi dipendenti dalle Leggi, che si posano sulla Contrattazione del Medesimo, i quali (non considerata la spesa che soffrono i Mercanti per ottenere la licenza di comprare o vendere l'Olio) consistono tutti nelle Gabelle, che son diverse regolandosi queste secondo le particolari leggi della Città di Pisa e Livorno e secondo quelle del Contado o Distretto Fiorentino. Per animare dunque i Proprietarj degli effetti Ulivati ad una coltivazione di Ulivi più estesa, parrebbe più opportuno che l'Olio raccolto in Buti si lasciasse contrattare per tutto il Granducato nell'istessa maniera che si contratta nel Contado Pisano, aggravandolo di quelle sole Gabelle che soffre l'Olio raccolto ne Contadi o Distretti dove l'Olio di Buti si mandasse a vendere dentro il Gran Ducato, non escluse quelle [gabelle] che similmente debbono pagarsi per introdurlo nelle Città rispettivamente.

Articolo VI
Quali siano in genere quei provvedimenti che potrebbero farsi per conservare e ampliare le Manifatture attuali e introdurne delle Nuove.

Il mezzo più opportuno per conservare e ampliare il Commercio dell'Olio nella Com.tá di Buti singolarmente consiste nell'assicurare quelli che spendon molto per la Coltivazione degli Ulivi, di poter vender sempre il loro Olio ad un prezzo discreto, lo che parrebbe che potesse ottenersi col permetter, che quando il prezzo dell'Olio sulla Piazza di Pisa non oltrepassa per due settimane le lire 25 per Barile alla sottile, allora sia permessa l'estrazione dell'Olio dal Gran Ducato, col pagamento di quella sola Gabella che doverebbe pagarsi se si introducesse in Pisa o in Livorno per ivi consumarsi, e coll'obbligo al Venditore di manifestar l'Olio che si volesse estrarre al tribunale di Vicopisano, subito che ne fosse stata fatta la Contrattazione per ovviare al pericolo, che quando il prezzo crescesse sopra le Lire 25 il barile nelle sud. e piazze di Pisa o Livorno, non si seguistrasse in pregiudizio dei sudditi toscani che debbono comprarlo a contrattarne per estrarlo dallo stato, sicché con l'effetto fosse, che quando il prezzo alzasse sopra le Lire 25 non potesse estrarsi liberamente se non quell'Olio contrattato in tempo che il prezzo era sotto le Lire 25 per barile.
Questa proposizione, che sarebbe utile alla Com.tá di Buti e forse a tutto il Gran Ducato di Toscana, quando venisse accordata, non pare che fosse per apportare in tratto di tempo pregiudizio alcuno, né alla cassa delle gabelle né a quei sudditi che debbon comprarlo per loro consumo.
Utile sarebbe senza dubbio alla Com.tá di Buti e forse anche al Gran Ducato sud.o, poiché assicurati così i Proprietari de Terreni dello smercio dell'Olio ad un prezzo almeno discreto, verrebbero notevolmente ampliate le coltivazioni á Ulivi, ed imbuti vi avrebbero tutto il comodo a motivo che una molto amplia estensione di Terreno adattissimo a produrre gli Ulivi che al presente é piantata di Castagni invecchiati, quali non rendono quasi alcun frutto e perciò quel vasto terreno resta senza alcun abitante e poco meno che abbandonato.
Quando questi terreni si riducessero a coltivazioni di Ulivi la necessità richiederebbe che vi si chiamassero delle famiglie a coltivargli, e che vi si tenessero de bestiami che non solo servirebbero per il governo de terreni medesimi ma neanche per lane, formaggi.
Da ció ne seguirebbe che crescendo il numero delle persone ed il raccolto dell'Olio la Cassa del Sovrano maggior utile ritrarrebbe dalla Popolazione di Buti e conseguirebbe maggior Gabella per la quantità maggiore dell'Olio che si venderebbe o nel Gran Ducato o fuori di esso, e non apporterebbe danno il casuale piccolo aumento di prezzo a quelli che debbono comperar l'Olio in Toscana, perché il prezzo delle 25 Lire il barile in Pisa e Livorno é per lo più il prezzo corrente.
Oltre di che non essendovi dubbio che l'Olio é il migliore assegnamento che abbia la Toscana per introdurvi del denaro dagli stati esteri e per ritornarsi dalle perdite che ne fa improvveder dagli stranieri i tanti generi di cose della quale é mancante. Pare che la ragion di buon Governo richiegga che si animi e si invigorisca ad ogni potere il Popol Toscano ad accrescer vieppiù la sua Industria nella Coltivazione degli Ulivi. Lo che non puó ottenersi che coll'accordargli la facilità di vender l'Olio ad un prezzo atto a risvegliare la loro medesima Industria Naturale.


Buti 30 Gennaio 1768
Dev.Obb.Serv. Re
Iacopo Squarcioni

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