Applicando queste fasi il Granduca riuscì a venire incontro
e molto spesso ad anticipare radicalmente, le esigenze di una società
che si era evoluta rispetto al periodo tardo mediceo e che necessitava
di adeguate forme di tutela giuridica del proprio sviluppo.
Fin dai primi anni del suo governo il principe fu risoluto a spazzare
via tutto il sistema di impedimenti, privilegi e freni che incatenavano
l'economia del suo Stato, impedendogli di espandersi e facendolo permanere
ad un livello assai più basso di quanto le sue potenzialità
potessero far sperare.
Uno dei nodi cruciali che si volle affrontare fu l'orientamento da
dare allo Stato Toscano, nell'ambito della contrapposizione fra Fisiocrazia
e Mercantilismo: si voleva che la base dell'economia
fosse l'Agricoltura che con le sue leggi naturali era l'unica vera "industria"
(pensiero fisiocratico) oppure era il commercio che opportunamente regolato
dall'intervento dello Stato poteva portare il benessere nella nazione
(pensiero mercantilistico)?
Il Granduca giunse ad una originale mediazione tra le due correnti di
pensiero adottando una politica sì fisiocratica, e quindi volta
all'incremento dell'agricoltura e della produzione interna ed all'introduzione
del libero scambio, ma fortemente mediata dall'intervento correttivo
e regolatore dello Stato, che con le sue leggi doveva eliminare gli
squilibri che di volta in volta si fossero presentati ad esempio in
annate di carestia o di abbondanza.
Uno dei maggiori problemi che affliggeva l'industria toscana era la
presenza di dogane interne e quindi la difficoltà
di circolazione delle merci all'interno dello Stato, motivo per cui
ad esempio, si evitava di esportare un certo genere di merci verso Firenze
in quanto era prassi consolidata di dover pagare dazio sul trasporto
e sull'introduzione in città. Questo era il risultato della politica
dominante della Firenze medicea, che ostacolava con procedimenti protezionistici
le produzioni esterne caricandole di dazi che ne rendevano meno conveniente
lo smercio sulla piazza fiorentina, mentre facilitava con bassi prezzi
l'introduzione di ciò di cui la città non disponeva. In
un caso o nell'altro si produceva uno squilibrio artificioso che si
ripercuoteva negativamente sulla bilancia commerciale
Applicando proprio il metodo sperimentale a cui accennavamo sopra,
il Granduca promosse nel 1766 un indagine conoscitiva sullo stato delle
industrie toscane (o per dirla con termini di allora sulle "Arti
e Manifatture") meglio conosciuta come Grande Inchiesta.
Tale indagine si svolse mediante una rilevazione a tappeto effettuata
attraverso le cancellerie, che a loro volta delegavano ai rappresentanti
locali le risposte ai quesiti.
Nell'Archivio vicarese è conservata una di queste relazioni,
quella relativa al territorio butese, in cui si percepisce assai bene
quali erano le preoccupazioni che i possidenti locali esprimevano e
quali i loro desideri, riassumibili nella voglia di libero scambio e
di abolizione dei dazi interni per una maggiore e più facile
commercializzazione del loro prodotto.
E' anche in seguito a relazioni di questo genere che il Granduca varò
nel 1769 la sua prima grande riforma, quella dell'unificazione doganale
dello stato toscano, che consentì al tessuto economico delle
province toscana di essere integrato su una scala più vasta,
con tutti i vantaggi e gli svantaggi connessi ad un mercato più
ampio e meno protetto.
Dello Stato e Manifatture per l'infrascritta Potesteria
e Communitá di Buti sottoposta alla Cancelleria di Vicopisano
e annessa alla Giurisdizione Civile del Vicariato stesso di Vicopisano
Articolo I
Stato dell'Arte e Manifatture attualmente esistenti nella detta Comunità
Nella Soprascritta Communitá di Buti composta
di circa Mille Novecento persone, sebbene vi sieno diversi artefici
che impiegano la loro opera in servizio degli altri Abitanti, come sarebbero
Sarti, Calzolarii, Magnanj, Fabri, Legnajuoli, etc. ciononostante non
v'é alcuno di detti artefici che regolarmente parlando esiti
parte dei suoi Lavori fuori dal paese, se si eccettuano alcune poche
manifatture di legname sottile, che si vendono al Pontedera e Pisa ed
in altri Paesi circonvicini. Questa disattenzione alle Arti e Manifatture,
lontano dall'Essere un effetto di Inerzia, o di mancanza di Talento
é anzi una necessaria conseguenza di quella continua, diligente
attenzione, fatiga ed industria, che debbono usare nella coltivazione
dei loro terreni, e singolarmente di quelli coltivati á Ulivi,
dá quali tutto il Paese riconosce nella maggior parte la sua
sussistenza, perché calcolando un Anno per l'altro si computa
che gli sopravanzino circa 6000 barili d'olio, che si esita á
Livorno, á Pisa ed in altri Paesi del Distretto Pisano.
Da quest'Arte dunque di ben coltivare gli Ulivi, e di Manipolare perfettamente
l'Olio, onde questo puó paragonarsi almeno col migliore che si
raccoglie in Toscana, ne deriva la Sorgente di quel denaro che si introduce
in Buti dagli altri Paesi circonvicini. Il prezzo dell'Olio é
variabile a proporzione della maggiore o minore quantità che
se ne raccoglie, e secondo le maggiori o minori facilita di accordarne
l'estrazione fuori il Gran Ducato, e regolarmente si vende in Paese
per i pronti contanti a tutte spese di Conduttura e Gabella di Compratori,
che lo smerciano come si é detto a Pisa, Livorno e nel Contado
Pisano, ed anche fuori di Stato, quando l'estrazione é permessa.
Articolo II
Quali memorie vi siano circa lo stato delle Manifatture del Paese ne
Tempi Passati insieme con i motivi del loro aumento, diminuzione o Totale
estinzione.
L'Olio di Buti ha avuto sempre il credito di essere
fra i migliori della Toscana, e chi possiede gli Effetti ove si raccoglie
ha procurato di mantenergli una tal reputazione con far coltivare sempre
e per lo più a proprio Conto e con gravi spese i Terreni Ulivati,
e con insistere e star vigilante perché la Manipolazione dell'Olio
sia fatta con tutta la fedeltà e diligenza. Vero é, che
siccome in alcuni tempi difficilmente si poteva ottenere la permissione
di estrarre l'Olio fuori il Gran Ducato, benché ve ne fosse una
esuberante abbondanza, dal che ne seguiva che non poteva vendersi se
non a prezzi troppo bassi, così i Possidenti si sono alcun poco
trattenuti dal far quelle Coltivazioni di Ulivi, delle quali il Paese
sarebbe capace, appunto perché le gravi spese che vi occorrebbero
non vengon risarcite, quando la valuta dell'Olio non si sostenga in
prezzi discreti e non se ne permetta con maggior facilità l'Estrazione
dal Gran Ducato. La Popolazione del Paese é qualche poco aumentata
nel Numero dei braccianti da circa venti anni in qua, ma le mercedi
che si danno á medesimi non anno sofferta veruna variazione sensibile.
Articolo III
Se vi sia maniere di perfezionare o aumentare le manifatture attuali,
mediante l'Introduzione di Nuovi Edifizi, Machine o Istrumenti o mediante
l'ajuto di qualche Lume, che potesse darsi agli Artefici sopra la loro
Lavorazione
La Manipolazione dell'Olio in Buti si crede ridotta ad un grado tale
di bontà si che non si saprebbe per ora come poterla migliorare,
ed il Commodo delle acque perenni, colle quali, non solo l'Olio si ripurga,
ma serve ancora per far macinare l'Ulive senza l'opera delle Bestie,
non lascia in questo genere cosa alcuna da desiderare, giacché
due o tre uomini soli servono ne Frantoj per fare dodici e più
Barili d'Olio il giorno
Articolo IV
Se si possa render maggior l'esito di dette Manifatture, con migliorare
le Strade e facilitare i Trasporti.
Quando venisse permessa la navigazione per il Canale antico della Serezza,
che da pochi anni in qua é stata proibita, non vi é dubbio
che si renderebbe più agevole e di minore spesa il trasporto
dell'Olio, e delle altre robe da Buti a Pisa e Livorno, e una tale facilità
protrebbe accordarsi senza pericolo di alcuna Frode, perché alfine
di liberarsi dal sospetto che quelli che carican l'Olio o altro sú
Navicelli, non l'introduchino nello Stato Lucchese, servirebbe che restasse
comminata la pena dell'Estrazione a chiunque fosse trovato có
Navicelli carichi sopra il Ponte detto delle cascine verso l'Argin Grosso,
che tanto basterebbe per la Comoda navigazione delle robe appartenenti
a Buti. La strada poi, che conduce da Buti al detto canale della Serezza,
che sarà da circa un miglio, apparterebbe alla Com.ta medesima
il restaurarla, dove il bisogno lo richiede, per renderla più
Comoda a Barrocci, di quello che non lo é presentemente.
Articolo V
Quali siano gli Aggravi, Proibizioni, Privative ed altri Ostacoli dependenti
dalle Leggi, che si posino sopra i Fabricanti e sopra la Lavorazione,
e se l'abolizione di alcuno di essi potesse portare molto vantaggio
alle Arti e Manifatture
Giacché l'Olio é quasi l'unico traffico che si fa nella
Potesteria, e Comunitá di Buti, così sopra questo genere
conviene additare quali sono gli Aggravi dipendenti dalle Leggi, che
si posano sulla Contrattazione del Medesimo, i quali (non considerata
la spesa che soffrono i Mercanti per ottenere la licenza di comprare
o vendere l'Olio) consistono tutti nelle Gabelle, che son diverse regolandosi
queste secondo le particolari leggi della Città di Pisa e Livorno
e secondo quelle del Contado o Distretto Fiorentino. Per animare dunque
i Proprietarj degli effetti Ulivati ad una coltivazione di Ulivi più
estesa, parrebbe più opportuno che l'Olio raccolto in Buti si
lasciasse contrattare per tutto il Granducato nell'istessa maniera che
si contratta nel Contado Pisano, aggravandolo di quelle sole Gabelle
che soffre l'Olio raccolto ne Contadi o Distretti dove l'Olio di Buti
si mandasse a vendere dentro il Gran Ducato, non escluse quelle [gabelle]
che similmente debbono pagarsi per introdurlo nelle Città rispettivamente.
Articolo VI
Quali siano in genere quei provvedimenti che potrebbero farsi per conservare
e ampliare le Manifatture attuali e introdurne delle Nuove.
Il mezzo più opportuno per conservare e ampliare il Commercio
dell'Olio nella Com.tá di Buti singolarmente consiste nell'assicurare
quelli che spendon molto per la Coltivazione degli Ulivi, di poter vender
sempre il loro Olio ad un prezzo discreto, lo che parrebbe che potesse
ottenersi col permetter, che quando il prezzo dell'Olio sulla Piazza
di Pisa non oltrepassa per due settimane le lire 25 per Barile alla
sottile, allora sia permessa l'estrazione dell'Olio dal Gran Ducato,
col pagamento di quella sola Gabella che doverebbe pagarsi se si introducesse
in Pisa o in Livorno per ivi consumarsi, e coll'obbligo al Venditore
di manifestar l'Olio che si volesse estrarre al tribunale di Vicopisano,
subito che ne fosse stata fatta la Contrattazione per ovviare al pericolo,
che quando il prezzo crescesse sopra le Lire 25 il barile nelle sud.
e piazze di Pisa o Livorno, non si seguistrasse in pregiudizio dei sudditi
toscani che debbono comprarlo a contrattarne per estrarlo dallo stato,
sicché con l'effetto fosse, che quando il prezzo alzasse sopra
le Lire 25 non potesse estrarsi liberamente se non quell'Olio contrattato
in tempo che il prezzo era sotto le Lire 25 per barile.
Questa proposizione, che sarebbe utile alla Com.tá di Buti e
forse a tutto il Gran Ducato di Toscana, quando venisse accordata, non
pare che fosse per apportare in tratto di tempo pregiudizio alcuno,
né alla cassa delle gabelle né a quei sudditi che debbon
comprarlo per loro consumo.
Utile sarebbe senza dubbio alla Com.tá di Buti e forse anche
al Gran Ducato sud.o, poiché assicurati così i Proprietari
de Terreni dello smercio dell'Olio ad un prezzo almeno discreto, verrebbero
notevolmente ampliate le coltivazioni á Ulivi, ed imbuti vi avrebbero
tutto il comodo a motivo che una molto amplia estensione di Terreno
adattissimo a produrre gli Ulivi che al presente é piantata di
Castagni invecchiati, quali non rendono quasi alcun frutto e perciò
quel vasto terreno resta senza alcun abitante e poco meno che abbandonato.
Quando questi terreni si riducessero a coltivazioni di Ulivi la necessità
richiederebbe che vi si chiamassero delle famiglie a coltivargli, e
che vi si tenessero de bestiami che non solo servirebbero per il governo
de terreni medesimi ma neanche per lane, formaggi.
Da ció ne seguirebbe che crescendo il numero delle persone ed
il raccolto dell'Olio la Cassa del Sovrano maggior utile ritrarrebbe
dalla Popolazione di Buti e conseguirebbe maggior Gabella per la quantità
maggiore dell'Olio che si venderebbe o nel Gran Ducato o fuori di esso,
e non apporterebbe danno il casuale piccolo aumento di prezzo a quelli
che debbono comperar l'Olio in Toscana, perché il prezzo delle
25 Lire il barile in Pisa e Livorno é per lo più il prezzo
corrente.
Oltre di che non essendovi dubbio che l'Olio é il migliore assegnamento
che abbia la Toscana per introdurvi del denaro dagli stati esteri e
per ritornarsi dalle perdite che ne fa improvveder dagli stranieri i
tanti generi di cose della quale é mancante. Pare che la ragion
di buon Governo richiegga che si animi e si invigorisca ad ogni potere
il Popol Toscano ad accrescer vieppiù la sua Industria nella
Coltivazione degli Ulivi. Lo che non puó ottenersi che coll'accordargli
la facilità di vender l'Olio ad un prezzo atto a risvegliare
la loro medesima Industria Naturale.
Buti 30 Gennaio 1768
Dev.Obb.Serv. Re
Iacopo Squarcioni