Il
monastero di San Michele alla Verruca sorge sul Monte Grande,
a 440 m s.l.m., su un ampio pianoro sottostante al rilievo
roccioso della Verruca dove sono ancora ben visibili i resti
dell’antico castello pisano.
Il cenobio benedettino di San Michele è
ricordato per la prima volta nel 996, mentre una chiesa
privata situata nello stesso luogo era già attestata
a partire dall’861. E’ solo nella prima metà
del XII secolo però che i monaci benedettini riedificano
interamente il monastero, tipicamente costituito da un chiostro
centrale intorno al quale si distribuiscono la chiesa abbaziale
e gli edifici canonici. E’ la facies romanica del
complesso architettonico che si è conservata in planimetria
fino ad oggi.
A partire dal 1260 l’abbazia passa
ai Cistercensi ed entro la metà circa del secolo
successivo il nuovo ordine monastico intraprende una serie
di modifiche anche strutturali agli edifici per adattarli
alle regole della loro liturgia. L’interno della chiesa
ad esempio è nuovamente pavimentato suddividendo
lo spazio in coro dei monaci, coro degli infermi, coro dei
conversi.
Entro i primi decenni del XV secolo i monaci di San Michele
abbandonano la loro casa per trasferirsi definitivamente
nel monastero succursale di San Ermete in Orticaria nei
pressi della città di Pisa.
Il complesso è nuovamente occupato sullo
scorcio del Quattrocento, quando prima le truppe pisane
e poi quelle fiorentine si stanziano a San Michele nell’ambito
delle guerre per la conquista di Pisa.
Dalla fine del XV secolo il monastero risulta
quindi in buona parte distrutto e nei secoli successivo
i ruderi sono usati da carbonai e boscaioli come riparo
temporaneo, fino al definitivo crollo anche della chiesa
che avviene entro i primi decenni del XIX secolo.
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