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I Reperti
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I Reperti litici

 

Al pari di altri edifici di culto monastici coevi, attestati anche nel medesimo territorio, la chiesa di San Michele presentava nella fase finale un’icnografia ad aula unica absidata con transetto (Vedi Pianta), in origine delimitato da archi a tutto sesto e probabilmente voltato a botte o crociera. Le indagini archeologiche che hanno interessato il complesso per circa un decennio, comprensive dell’analisi degli elevati, hanno riferito alla prima metà del XII secolo il cantiere romanico . Sono gli anni in cui l’ente, precedentemente nell’orbita del vicino monastero di Sesto, assume indipendenza ed è al centro di numerosi negozi economici . Tale floridezza consente l’apertura di una cava di verrucano sul Monte Pisano e la ricostruzione del complesso in osservanza alle scelte operate dagli ordini riformati tra XI e XII secolo, in primo luogo sviluppo planimetrico, dimensioni ridotte e semplicità degli apparati architettonici . L’icnografia a croce rivela nelle dimensioni l’osservazione del modulo e di elementari criteri geometrici, sui quali come è noto era ritenuto basarsi l’equilibrio statico degli edifici . Come è infatti possibile constatare, nella costruzione fu osservato un semplice rapporto proporzionale (4:1; 3:1) basato sulla misura inferiore dell’aula, corrispondente a 11 braccia lucchesi .


     
Lo studio dei materiali lapidei, quantitativamente modesti, ha in primo luogo rivelato la scarsa presenza di elementi decorativi, ad eccezione di una mensola e di un frammento di problematica interpretazione, entrambi con decorazione vegetale. Non sono stati rinvenuti elementi scultorei, o parti ad essi pertinenti, riferibili alla decorazione dei portali o capitelli, genericamente riscontrabili in altri edifici del territorio, come nei casi di S. Mamiliano di Lupeta, S. Andrea di Lupeta, S. Maria di Mirteto . Sembrano assenti elementi da ricondurre al chiostro, come colonnine, basi e capitelli. Un’eccezione è costituita dalla colonna a sezione quadrangolare, rinvenuta nell’ambiente adiacente la sala capitolare, probabilmente riferibile ad un’apertura del piano superiore . Alcune colonnine rastremate, rinvenute in discreto stato di conservazione e dotate di basi monolitiche, sono invece riferibili ad aperture (bifora o trifora) nel contesto della torre campanaria e della sala capitolare.

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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